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Per quasi due millenni il centro Europa è stato il nucleo commerciale del tartufo ma esso e' presente in molte culture sin da epoche lontane. Secondo gli antichi romani i tartufi migliori si trovavano in Grecia e Libia, per Bartolomeo Platina, medico cremonese del '400 in Africa, Siria, Grecia. In Oriente è diffuso nelle zone della Cina e del Giappone e si presume che anche i nativi Americani ne conoscessero l'esistenza ma non si hanno prove che ne indichino l'utilizzo. In Europa erano famosi quelli della Provenza, del Perigord e della Borgogna. In Germania si conobbero nei primi del '700 nelle zone di Brandeburgo e Sassonia mentre in Italia il tartufo, presente in quasi tutto il territorio nazionale, si affacciò sul mercato mondiale solo alla fine dell'ottocento. Questo discorso però vale solo dal punto di vista della commercializzazione del tartufo nero, perché in Italia nel basso Piemonte, già dall'epoca medievale il tartufo bianco viene considerato come oggetto di scambio e attrazione culinaria tra le famiglie nobili.
Ma scendiamo più nel particolare e cerchiamo di conoscere meglio i luoghi dove i tartufi nascono. I tartufi si dividono in due famiglie principali: le Tuberacee e le Terfeziacee.
Le più importanti specie di tartufi ricercate e conosciute per scopi alimentari appartengono al gruppo delle tuberacee che pur essendo classificate come funghi ipogei, possono in determinate condizioni affiorare leggermente dal terreno fino a trovarsi ad oltre 60 cm sotto terra. Esse vivono in simbiosi con piante come tigli, lecci, pioppi, noccioli, salici, faggi, conifere ed alcuni arbusti. Le specie più pregiate raggiungono la loro maturazione nel periodo autunnale ed invernale, ma esistono anche diverse specie primaverili ed estive. Tra quelle più conosciute sul nostro territorio nazionale e che rivestono interesse economico e culinario se ne annoverano almeno sei. |
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